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HARRY POTTER: PRO O CONTRO?

19 Luglio 2007

Vi allego un’intervista fatta a Paolo Gulisano dal settimanale "Tempi" su Harry Potter.

 

 

Domanda: Pro o contro Harry Potter? Perché?

 

P.G.: Decisamente pro. Harry Potter non è stato ancora capito fino in fondo: rappresenta un mistero da esplorare, un mito da interpretare, un mito semplice, ma non semplicistico. J.K. Rowling ha seminato nelle pagine incantate della saga di Hogwarts tanta saggezza, oltre che tanta bellezza, e vale davvero la pena cercare di scoprire quello che c’è dietro lo specchio delle avventure di Harry e il suo incredibile successo.

La saga di Harry Potter rappresenta nella migliore tradizione della letteratura fantastica inglese, dal Peter Pan di J. M. Barrie al Signore degli Anelli di Tolkien, una rappresentazione simbolica del mondo, con i suoi valori, le sue tragedie, i suoi conflitti. L’autrice scrive un testo per bambini, cercando di comunicare al piccolo lettore le verità di bene in cui lei crede, senza però usare discorsi moralistici, ma cercando di portare il lettore a comprendere che compiere il bene è la cosa più giusta da fare. E’ così messo in risalto come il successo ottenuto senza fatica, la ricchezza, una vita eterna su questa terra, non sono niente, sono solo illusioni e come ciò che veramente conta sono l’impegno, l’amicizia, l’amore. Hogwarts, con le sue leggi e i suoi valori, è una piccola ma significativa risposta  alle false certezze dell’uomo postmoderno, che cerca sicurezza nelle cose materiali, che usa gli altri come oggetti a propria disposizione, che ostenta superiorità cercando di affermare se stesso, perché in fin dei conti ha paura di tutto ciò che esula dal suo piccolo orticello. Ha paura, perché il mito della ragione dei secoli precedenti lo ha deluso: dalle grandi ideologie precedenti ne sono usciti i campi di concentramento nazisti e i gulag russi, per arrivare a un tempo in cui basta che un presidente di uno stato potente prema un bottone per portare a una guerra mondiale nucleare e alla fine della vita sul pianeta Terra. È l’uomo che ha perso Dio e quindi non conosce più nemmeno stesso. Crede di possedersi e invece è posseduto dalle stesse cose che possiede. È l’uomo che non sa più sperare, perché non ha più un cielo cui guardare. È l’uomo che non sa più di essere creatura di un Creatore, perché Lo ha rinnegato. È l’uomo che fa dell’indifferenza il suo metro di misura, cioè non si misura, non si pone domande sulla sua origine, sul suo futuro, vive l’oggi costruendosi bisogni nuovi.

Harry è un eroe molto particolare: la realtà della vita l’aveva ben presto disincantato e le sue aspirazioni non potevano che essere piccole cose, come scappare dal cugino per non farsi picchiare, o andare a settembre in un’altra scuola. Tuttavia il suo destino è diverso, e ad un certo punto della vita egli viene letteralmente chiamato a cose grandi, alla meravigliosa avventura di Hogwarts, tra amici e maestri.

 

Domanda: L’obiezione più forte a HP è che induce nei lettori l’idea che tutto si possa risolvere con la magia, il sogno di un mondo magico che non esiste anziché, come i fantasy veri – Tolkien e Lewis x esempio – il desiderio di vivere con la stessa intensità il mondo vero. Cosa risponderesti?

 

P.G.: L’importanza dell’amicizia, delle virtù personali, fa passare in second’ordine quella che apparentemente sembra l’aspetto più importante- e per i critici più ostili anche quello più inquietante- del mondo di Hogwarts: la magia. In realtà  non è il possedere una bacchetta che permette di avere tutto subito e senza fatica. La magia è presentata come "un’arte" da imparare con l’impegno, lo studio, la buona volontà.

Fin dal primo volume la Bowling lo diceva chiaramente: "Come Harry scoprì ben presto, la magia era tutt’altra cosa dall’agitare semplicemente la bacchetta magica pronunciando parole incomprensibili. Ogni mercoledì a mezzanotte bisognava studiare il cielo stellato con i telescopi e imparare il nome delle stelle e i movimenti dei pianeti."

La saga di Harry Potter rappresenta dunque una lettura intelligente dell’epoca che stiamo vivendo. Sotto forma di simboli, metafore, riferimenti diretti e indiretti, utilizzando anche la mitologia, ne esce una lettura sapienziale del tempo odierno. Non è la magia che conta, ma l’amicizia, il dono di sé, il sacrificio, l’adesione a una verità non costruita a immagine dell’uomo stesso. L’uomo ha desideri grandi (vedi lo Specchio delle Brame), ma non può trasformarli in bisogni da soddisfare subito: se cerca di farlo perde la sua stessa identità di uomo; egli è invece chiamato ad aderire ad un progetto che lo supera. Da chi viene questo progetto? La Rowling non lo esplicita chiaramente, ma lascia la domanda in sospeso, a disposizione della coscienza del lettore, per quanto piccolo egli sia.

 

 

 

  1. 28 Agosto 2007 a 9:21 | #1

    grazie a paolo gulisano per questo commento! Sono da anni una lettrice accanita di Tolkien e Lewis ed ho iniziato a leggere Harry Potter per capire se andava bene per i miei figli… così adesso ho letto tutta la saga diverse volte ma alcuni commenti mi lasciavano inquieta, io concordo perfettamente con le parole di gulisano e mi solevano di più perchè lo seguo da sempre e mi è compagno nelle letture, finalmente il parere di una persona autorevole!

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