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Archivio Maggio 2007

IMPERIA – VENERDI’ 1 GIUGNO 2007

25 Maggio 2007 Commenti chiusi


A Imperia da venerdì 1 a domenica 3 giugno si terrà la 6^ edizione della Fiera del Libro.
Paolo Gulisano e Luisa Vassallo parleranno del loro libro “La cucina di Narnia” durante l’Oasi del Gusto di via XX settembre alle ore 11.30.
Riferimenti: Programma Fiera del Libro

19 MAGGIO H. 21.00 – INCONTRO AD ALBENGA

4 Maggio 2007 Commenti chiusi


Sabato 19 Maggio 2007, Ore 21
Biblioteca del Seminario – Via Galileo Galilei, 36 – Albenga
incontro dal tema

TRA FANTASIA E AMICIZIA: TOLKIEN E LEWIS

Non mancate!!!!!

L’IMPEGNO E IL COMPORTAMENTO DEI CATTOLICI NELLA VITA

4 Maggio 2007 Commenti chiusi


Ecco un intervento di Paolo su cattolici e politica.

Fa una certa impressione leggere sui muri delle città scritte offensive e minacciose nei confronti nientemeno che di un vescovo. E? quello che è accaduto a monsignor Bagnasco, Arcivescovo di Genova e recentemente eletto Presidente della Conferenza Episcopale italiana. Si è assistito perfino al ritorno di un vecchio slogan, ?cloro al clero?, riemerso dagli incubi degli anni ?70. Qual è il motivo di cotante scritture murali, e soprattutto, dell?odio anticlericale che sembra montare negli ambienti di
sinistra e radicali?
In questi tempi difficili e confusi in cui la Chiesa Cattolica per fortuna fa sentire la sua voce in mezzo al tripudio del nichilismo e dell’autodistruzione della cieca umanità, che con i suoi Dico e le sue fecondazioni assistite, le sue eutanasie e i suoi aborti eugenetici e
selettivi crede di conquistare la libertà ed invece si avvia a grandi passi nel liquame della fogna puzzolente, qualcuno dice: “questa è un’ingerenza!”,
quando tutti dicono tutto e il contrario di tutto e lo possono fare mentre alla Chiesa, singolarmente, non è consentito.
Molti dicono: “La Chiesa fa politica!”, con lo stesso orrore con cui si potrebbe dire che la Chiesa bestemmia. Eppure l?attività politica dei cristiani, e della Chiesa stessa, è assolutamente lecita e appropriata.? I cristiani - affermava uno scrittore ecclesiastico dei primi secoli- partecipano alla vita pubblica come cittadini».
La Chiesa venera tra i suoi Santi numerosi uomini e donne che hanno servito Dio mediante il loro generoso impegno nelle attività politiche e di governo. Tra di essi, l?inglese S. Tommaso Moro, proclamato Patrono dei Governanti e dei Politici, seppe testimoniare fino al martirio la
dignità inalienabile della coscienza. Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica da parte del proprio sovrano Enrico VIII, rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare la costante fedeltà all?autorità e
alle istituzioni legittime (nonostante l?apostasia del Re) che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che l?uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale.
Anche nelle attuali società, guidati dalla propria coscienza cristiana, in conformità ai valori che con essa sono congruenti, i fedeli laici svolgono il compito loro proprio di animare cristianamente l?ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia, e cooperando con gli altri
cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità. I cristiani non possono affatto abdicare alla partecipazione alla ?politica?, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune, che comprende la promozione e la difesa di beni, quali l?ordine pubblico e la pace, il rispetto della vita umana e dell?ambiente, la giustizia e la solidarietà.
Oggi tuttavia si riscontra un relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia.
Avviene così che, da una parte, i cittadini rivendicano per le proprie scelte morali la più completa autonomia mentre, dall?altra, i legislatori ritengono di rispettare tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai principi dell?etica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso certi orientamenti culturali o morali transitori, come se tutte le possibili concezioni della vita avessero uguale valore.
Nel contempo, invocando ingannevolmente il valore della tolleranza, a una buona parte dei cittadini ? e tra questi ai cattolici ? si chiede di rinunciare a contribuire alla vita sociale e politica secondo la concezione della persona e del bene comune che loro ritengono umanamente vera e giusta, da attuare mediante i mezzi leciti che l?ordinamento giuridico democratico mette ugualmente a disposizione di tutti i membri della comunità politica.
La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell?essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell?uomo, del bene comune e dello Stato.

Questa concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune. La libertà politica non è né può essere fondata sull?idea relativista che tutte le concezioni sul bene dell?uomo hanno la stessa verità e lo stesso valore, ma sul fatto che le attività politiche mirano volta per volta
alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato.
Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di soluzioni che debbono però essere moralmente accettabili. Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete ? e meno ancora soluzioni uniche ? per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di
ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla legge morale.
Questo è il preciso dovere che la Chiesa assolve, dai cardinali ai semplici fedeli laici impegnati. E?interessante osservare che ciò sta trovando
un?espressione inedita e peraltro estremamente efficace in Italia da quando è implosa la Democrazia Cristiana, ossia il partito politico che si era
assunto per molti anni il ruolo di mediazione tra la Chiesa, la società civile e la politica. Un ruolo, in ultima analisi, dove a trarre vantaggi fu solo la DC e a farne le spese, in termini di efficacia nella propria azione pastorale e missionaria, fu la Chiesa.
Con il pontificato di Giovanni Paolo II e la presidenza Cei del cardinale Ruini la Chiesa si è messa in proprio, per così dire, e ha fatto benissimo,
come testimonia il successo del referendum sulla legge 40.
Quando l?azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l?impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l?essenza dell?ordine morale, che riguarda il bene
integrale della persona. C?è un preciso diritto-dovere dei cittadini cattolici, come di tutti gli altri cittadini, di cercare sinceramente la verità e di promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali riguardanti la vita sociale, la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri diritti della persona. Con il suo intervento in questo ambito, il Magistero della Chiesa non vuole esercitare un
potere politico né eliminare la libertà d?opinione dei cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece ? come è suo proprio compito ? istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di quanti si dedicano all?impegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune.
L?insegnamento sociale della Chiesa non è un?intromissione nel governo dei singoli Paesi. Pone certamente un dovere morale di coerenza per i fedeli
laici, interiore alla loro coscienza, che è unica e unitaria.
Concludiamo ricordando le parole di un grande pensatore cristiano dell?800, il cardinale inglese John Henry Newman: “Strettamente parlando, la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. Può essere un partito trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed influenza fino alla fine dei tempi. (?)La Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i non credenti) di immischiarsi del mondo. I membri di essa non fanno altro che il proprio dovere quando si
associano tra di loro, e quando tale coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male, nelle corti dei re o tra le varie moltitudini. E se essi non possono ottenere di più, possono, almeno,
soffrire per la Verità e tenerne desto il ricordo, infliggendo agli uomini il compito di perseguitarli
“.

Paolo Gulisano