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Archivio Aprile 2007

"I FIGLI DI HURIN"

18 Aprile 2007 4 commenti


In occasione dell’uscita del libro “I figli di Hurin”, nuovo romanzo inedito di Tolkien completato e curato dal figlio Cristopher, Paolo Gulisano ha scritto un articolo… Ecco il testo:

UNA NUOVA OPERA DI TOLKIEN: ?THE SONS OF HURIN?

?Le leggende non finiscono mai?; così scriveva John R.R. Tolkien, l?autore del capolavoro Il Signore degli Anelli. Le sue parole, che si riferivano al grande patrimonio mitologico dell?umanità trovano conferma anche rispetto alla sua stessa opera. In questi giorni, infatti, ad oltre trent?anni dalla sua morte, esce in lingua inglese(nei prossimi mesi verrà pubblicata anche in italiano le edizioni Bompiani) un?opera postuma del grande scrittore inglese: “The Children of Hurin“, ovvero ?I figli di Hurin?, curata dal figlio, ormai ottantenne, Christopher.
Innanzitutto si impone però una precisazione: il nuovo “inedito di Tolkien? non è tale in senso assoluto. ?The Children of Hurin? infatti è già stato pubblicato, seppur in parte, in alcune delle opere di Tolkien, come il Silmarillion, un insieme di racconti fantastici che il Maestro del Fantasy scrisse mentre era al fronte durante la Prima guerra mondiale, ma che fu pubblicato soltanto nel 1977, quattro anni dopo la sua morte. Altre versioni del racconto sono state pubblicate nei Racconti Incompiuti (capitolo Narn i Hîn Húrin) e nei Racconti Ritrovati (capitoli Turambar e il Foalókë e La Nauglafring). Nel Silmarillion troviamo la prima significativa versione di questa leggenda che Tolkien continuò a rielaborare nel corso degli anni: si raccontano le vicende di un eroe, tale Hurin, e dei suoi figli alle prese con il Signore del Male, l’oscuro Morgoth. In una Terra percorsa dagli orchi, Túrin, uno dei figli di Hurin, inizia una guerra personale contro la supremazia del nemico sulla Terra di Mezzo. La storia, incompiuta, ci porta in un’epoca antecedente a quella in cui è ambientata l’opera più nota di Tolkien, Il Signore degli anelli, quando il mondo era più giovane e gli scontri tra uomini ed elfi contro il male avevano un sapore ben più cosmico e drammatico. Ed è facile che il sapore del dramma che si avverte leggendo i racconti di Hurin sia stato una conseguenza della tremenda esperienza che Tolkien visse personalmente in trincea durante il conflitto del 1915-18. L’opera infatti fu iniziata da Tolkien proprio nel 1918 e mai completata, ma è stata risitemata dal figlio Christopher nel corso di 30 anni di lavoro. « I Figli di Húrin » trasporta dunque il lettore in un epoca assai precedente « Il Signore degli Anelli », in una zona della Terra di Mezzo abbandonata perfino prima della comparsa degli Hobbit, e quando il grande nemico non era Sauron, ma una sorta di Lucifero, una divinità decaduta e malvagia, Morgoth. Húrin è solo un uomo mortale, ma ha il coraggio di sfidare la forza malvagia di Morgoth, anche a costo di andare incontro, insieme alla propria famiglia, ad un tragico destino. Oltre ad Hurin protagonista della storia è suo figlio Túrin Turambar, cresciuto dal Re elfico Thingol, dopo che suo padre era stato sconfitto e maledetta.
La sua vita e la sua battaglia contro l’Oscuro Signore, passano attraverso la solitudine e la lontananza dalla madre a dalla sorella, la morte dell’amico Beleg e l’ultima lotta contro Glaurung, il più potente di tutti i draghi.
Hurin e suo figlio Tùrin appaiono come degli eroi antichi, tragici, come i protagonisti delle saghe medievali che Tolkien tanto amava. Ma in questo racconto drammatico e oscuro c’è inoltre tutta un’allegoria di radice religiosa. Tutta l’opera del grande scrittore è infatti intrisa di significati e simbolismi religiosi: Morgoth, ad esempio, un tempo era un angelo, proprio come Lucifero. Ma per rabbia, superbia e invidia aveva abbandonato Dio e aveva iniziato una terrificante lotta contro di lui e contro il suo creato, tra cui elfi e uomini.
Se in questo libro Tolkien scrive di situazioni in cui è il male che sembra prevalere, e dove si sente la nostalgia dell?umorismo e dell?ottimismo dei piccoli grandi Hobbit, tuttavia anche in questa vicenda tragica riesce a far trasparire la speranza cristiana che il male possa essere redento.
Non è pessimismo, dunque, ma realismo cristiano, lo stesso che lo aveva aiutato ad affrontare le difficoltà della vita reale. A conferma della profonda ispirazione religiosa, e peculiarmente cattolica, della sua opera, ci sono le parole che lo stesso Tolkien scrisse in una lettera al padre gesuita Robert Murray: «Dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so». Fa parte del simbolismo cristiano, nel libro appena pubblicato, anche lo stesso concetto di eroe: un eroe del sacrificio, e della rinuncia del potere, ovvero del male. E non c’è amore più grande di quello di chi sacrifica la vita per i propri amici.
A Cristopher, figlio di Tolkien e principale custode della sua opera incompiuta – fu lui a portare alle stampe lo stesso Silmarillion, come anche i dodici volumi della serie la Storia della Terra di Mezzo -, come detto ci sono voluti trent’anni per ricostruire l’opera, oltre che per le integrazioni grazie agli appunti inediti sulla leggenda di Hurin: per questo che il libro non può considerarsi un’opera totalmente di Tolkien, ma frutto di un lavoro a due mani. L’editore inglese descrive quest?opera come una “storia epica di avventura, di tragedia, di amicizia e di eroismo”. Esattamente come Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, si potrebbe aggiungere, con i quali I Figli di Hurin si integra e fornisce elementi di continuità. Anzi: con questo nuovo romanzo si potrà rendere
ancora più organica la lettura dell’opera tolkieniana.
Certamente il figlio di Tolkien, ormai 86enne, con quest’ultimo omaggio al padre ha ardentemente voluto replicare alla versione cinematografica del Signore degli Anelli. Sue recenti dichiarazioni sottolineano come il film abbia tralasciato i contenuti più profondi e i veri valori in cui Tolkien padre credeva: la storia di Hurin, così come tutta l?opera di Tolkien, non è solo spettacolarità e battaglie, è anche una grandiosa rappresentazione della condizione umana, è una riflessione mitica, intrisa di fascino e di bellezza, sulle questioni umane fondamentali. E’ anche una voce di speranza cristiana che grida in un mondo triste, brutto e disperato.

Il romanzo The Children of Húrin è lungo 320 pagine (nell’edizione americana) e contiene:
? una mappa disegnata da Christopher Tolkien
? 28 illustrazioni (di cui 8 a colori) del celebre disegnatore Alan Lee
? una prefazione
? un’introduzione
? note sulla pronuncia
? 3 genealogie (‘La Casa di Hador e il popolo di Haleth’, ‘La Casa di Bëor’, ‘I principi dei Noldor’)
? 2 appendici (‘Evoluzione dei Grandi Racconti’, ‘La Composizione del Testo’)
? la lista dei nomi
? nota sulla mappa

BOX: Proprio in occasione dell?uscita del nuovo libro, gli appassionati italiani di Tolkien si ritrovano per quattro giorni, dal 28 aprile al 1 maggio a Buccinasco, alle porte di Milano, per una straordinaria convention con conferenze, giochi, concerti musicali, spettacoli, laboratori artistici, gastronomie hobbit, e tutto quanto potrà far rivivere le magiche atmosfere della Terra di Mezzo. Il programma completo della manifestazione è sul sito internet www.tolkieniana.com

Riferimenti: fantasymagazine

26 APRILE – BUSTO ARSIZIO

17 Aprile 2007 Commenti chiusi


Giovedì 26 aprile alle ore 21.00 presso la sala conferenze Museo del Tessile (via Volta – Busto Arsizio), l’Associazione Culturale Internazionale “IDENTITA’ EUROPEA” con il patrocinio del Comune di Busto Arsizio organizza la conferenza dal titolo “UN TEMPO DA RISCRIVERE: IL RISORGIMENTO ITALIANO”.

Parteciperanno:

Paolo Gulisano (presenterà il suo libro: “Pio IX e il Risorgimento”)

Adolfo Morganti - Segretario Identità Europea

Gilberto Oneto (presenterà il suo libro: “L’iperitaliano. Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi”)

Interverrà:
Prof.ssa Luciana Ruffinelli - Consigliere Regionale Lombardia
Riferimenti: manifesto

SANTA PASQUA 2007

3 Aprile 2007 Commenti chiusi


Santa Pasqua 2007

?Non sapete che un po? di lievito fa fermentare la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e di verità?

Con l?augurio di vivere nel quotidiano la novità della Resurrezione

Paolo Gulisano